Ed eccoci al solito rituale trito e ritrito delle elezioni in Calabria, un rituale a cui ci siamo abituati e che anche la stampa ed i media locali accettano senza entusiasmo ma anche senza sostanziali critiche. In Calabria le elezioni sono un brutto affare ed essere candidati non è una nota di merito, anzi. Su chi sarà candidato in questa regione, per qualsiasi partito, aleggerà sempre il sospetto, e questo avverrà fino a quando i partiti non cambieranno completamente registro ed invece di candidare “acchiappa voti” candideranno il meglio della società calabrese. Ma purtroppo, ad oggi, i nomi che circolano sono pressoché impresentabili. Personaggi noti da anni per il loro attaccamento al potere e per la loro abilità nel “navigare” in questa melma che è la politica calabrese, che non disdegnano di cambiare casacca, di passare da destra a sinistra o viceversa, e se sono incandidabili perché pregiudicati, i partiti gli riservano comunque un posto in lista per una loro “testa di legno”, un loro uomo, uno schiavo senza dignità che farà come se fosse Lui, tutto quello che dice Lui. Noi naturalmente invitiamo la magistrature a vigilare attentamente sulla formazione delle liste in Calabria e soprattutto sui rapporti tra ‘ndrangheta e politica che si stanno sviluppando in queste settimane preparatorie e che poi troveranno attuazione in campagna elettorale ed esecuzione dopo le elezioni. Non dimentichiamo che la nostra è la regione dove i consiglieri regionali non inquisiti sono delle mosche bianche, dove si ammazzano i politici che disturbano la ‘ndrangheta, dove si comprano i voti a tanto al chilo, dove i consiglieri regionali prendono più soldi di tutti quelli delle altre regioni e si fanno regali preziosi a Natale con i soldi dei cittadini, dei cittadini più poveri d’Europa. Ed i cittadini? I calabresi? I calabresi non sono meglio dei loro politici, dobbiamo ammettere che siamo lontani da uno standard minimo di consapevolezza democratica. I cittadini calabresi sono convinti che la politica è una cosa sporca, che bisogna sfruttarla per quanto si può, per un lavoro precario, per un affare truccato, e che lontanamente credono alle parole di chicchessia se è un politico, credono di più al mafioso, all’uomo di panza. Purtroppo è questa la realtà in cui il Vivaio opera, in assoluta solitudine, dentro un partito che ancora osanna i Bova ed i Loiero, che aspetta cosa farà Sculco, un partito che non decide , se non in segrete stanze, e dobbiamo ringraziare Sulla che ogni tanto ci degna di qualche minuto per parlare di politica. Ma gli altri partiti sono messi addirittura peggio e veramente si dubita fortemente che esistano davvero.
Ed allora cosa ci fa il Vivaio in questo posto?! A cosa servono le riunioni di ogni Venerdì in cui si discute di come organizzare seminari di “partecipazione democratica”, di “creativi culturali”, sulla costruzione di “leadership e cambiamento”, sulla costruzione di convegni sulla “Green Economy calabrese”, su come distribuire questionari conoscitivi a tutti gli iscritti al partito, per conoscere, sapere e basare su questo la politica democratica. A cosa serve se poi la realtà del partito che conta è lontana anni luce da queste discussioni, dall’impegno dei compagni del Vivaio. Serve innanzitutto a chi vi partecipa, cioè a noi, alla nostra dignità, serve a dare credibilità alla politica in un luogo disperato come la Calabria, serve a convincere il partito più forte e di cui condividiamo i valori statutari, il PD, che è possibile un’altra via per la politica, serve come esempio e testimonianza. L’esperienza del Vivaio a Crotone resterà nella storia della politica locale democratica, come un urlo poetico, come una finestra sulle possibilità. Fino a quando ce lo consentiranno noi ci riuniremo, ogni Venerdì sera, nella sede del PD e da lì partoriremo il nuovo della politica crotonese, senza mafia, senza imbrogli, senza intrighi e giochi di potere, senza “robba”, partendo dalla cultura, dalla voglia di migliorarsi e d’imparare, pronti ad accogliere ogni nuovo venuto come un compagno, un fratello, di lotta e di studio, per fare lo stesso cammino sulla strada che ci porta fuori dalla palude dove è impantanata la politica oggi .
Francesco Zurlo – Segretario del Vivaio 09/01/2010
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