venerdì 29 gennaio 2010

Le proposte del PD per l'ambiente e la green economy


L'ambiente contro la crisi





L’economia verde è l’unica leva di sviluppo dell’economia occidentale che consente di lasciare un mondo vivibile alle generazioni future e costruire la futura crescita assumendo il vincolo delle risorse ambientali e la qualità come criterio fondamentale.

Queste alcune delle azioni fondamentali:


1. Efficienza energetica:
Risparmiare energia con la riqualificazione delle abitazioni e degli edifici privati e pubblici, con la sostituzione delle auto e degli elettrodomestici più inquinanti:

In particolare:

Rendere permanenti ed estendere le agevolazioni fiscali del 55% per gli interventi di efficienza energetica delle abitazioni e degli edifici privati. Avviare un piano straordinario di riqualificazione per gli edifici pubblici (scuole e ospedali in testa), con l’istituzione di un fondo di rotazione di 100 milioni di euro all’anno, per l’efficienza energetica e la messa in sicurezza. Definire una data per nuovi edifici residenziali a “emissioni zero”.

Ecoincentivi per la rottamazione vincolati ad auto a basse emissioni e bassi consumi.

Ecoincentivi per l’acquisto di frigoriferi e congelatori a basso consumo e per prevedere l'ampliamento a lavatrici e lavastoviglie ad alta efficienza energetica delle tipologie di elettrodomestici che possono usufruire delle detrazioni; blocco graduato delle vendite per gli apparecchi fuori da classe A e da classe A + per i frigoriferi.

2. Fonti rinnovabili:
Raddoppiare nei prossimi dieci anni l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Costruire un’industria nazionale del settore e promuovere nuove imprese che producano impianti, tecnologie, pannelli solari, nuovi materiali per l’edilizia, ecc.
La soluzione non è in un ritorno al nucleare a questo stadio di tecnologia: costi elevati, tempi molto lunghi, problemi legati allo smaltimento delle scorie radioattive.

3. Trasporto pubblico:

Favorire investimenti pubblici per il rinnovo del parco mezzi con acquisto di autobus a metano. Avviare un piano di 1.000 treni per i pendolari, con 300 milioni di euro all’anno per cinque anni. Prevedere incentivi fiscali attraverso i quali i datori di lavori possano fornire ai loro dipendenti i “ticket-transport”, dei buoni di trasporto, (su modello dei buoni pasto), esclusivamente per il tragitto casa-lavoro, su mezzi collettivi e mezzi pubblici.

4. Ricerca:

Sostegno alla ricerca e all’innovazione dell’industria automobilistica per le auto ecologiche del futuro. Ripristinare il credito d’imposta per la ricerca come base di un’economia che punta sull’innovazione, sulla conoscenza e sulla qualità legata all’ambiente. Proseguire il lavoro avviato con Industria 2015.

5. Territorio, turismo, agricoltura di qualità:

Favorire le imprese e le economie che si basano sul nostro straordinario patrimonio ambientale e storico-culturale e puntano sul turismo di qualità, sui prodotti agricoli legati al territorio, alla manifattura italiana. Difendere e promuovere il made in Italy nel mondo. Ripristinare i fondi per la difesa del suolo dimezzati dal governo (dai 510 milioni di euro del 2008 ai 269 milioni del 2009, per arrivare nel 2011 a 93 milioni).

6. Rifiuti:

Incentivare il riciclo dei rifiuti e l’industria ad esso collegata: un incremento del 15% in dieci anni rispetto ai livelli attuali rappresenterebbe il 18% dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni di CO2. e significherebbe far scendere i consumi energetici di 5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

7. Regole e procedure semplici e certe:

Rendere più semplici le procedure delle autorizzazioni per gli impianti che utilizzino fonti
rinnovabili e garantiscano risparmio energetico. Le Regioni completino entro il 2010 i loro piani energetici per il rispetto del “20-20-20”. I Comuni, sempre nell’arco di quest’anno, adeguino i propri regolamenti edilizi e urbanistici, affinché tutte le nuove costruzioni rispettino gli obblighi di legge per la produzione di calore e di energia elettrica.

8. Infrastrutture

Allentare il patto di stabilità per i Comuni per aprire subito i cantieri per piccole e medie opere di riqualificazione del territorio e delle città, per la manutenzione di scuole, ferrovie e strade.


Scegliere per l’Italia la via della green economy con un grande piano di riconversione ambientale è una priorità anche per sostenere e rilanciare l’economia. Attraverso la via della green economy si coinvolgono, fra nuovi lavori e riqualificazione di quelli esistenti, un milione di posti di lavoro nei prossimi cinque anni.

ELEZIONI REGIONALI CALABRESI : TRA BOSS E TESTE DI LEGNO, ASSENTE INGIUSTIFICATA LA POLITICA E LA DEMOCRAZIA


Ed eccoci al solito rituale trito e ritrito delle elezioni in Calabria, un rituale a cui ci siamo abituati e che anche la stampa ed i media locali accettano senza entusiasmo ma anche senza sostanziali critiche. In Calabria le elezioni sono un brutto affare ed essere candidati non è una nota di merito, anzi. Su chi sarà candidato in questa regione, per qualsiasi partito, aleggerà sempre il sospetto, e questo avverrà fino a quando i partiti non cambieranno completamente registro ed invece di candidare “acchiappa voti” candideranno il meglio della società calabrese. Ma purtroppo, ad oggi, i nomi che circolano sono pressoché impresentabili. Personaggi noti da anni per il loro attaccamento al potere e per la loro abilità nel “navigare” in questa melma che è la politica calabrese, che non disdegnano di cambiare casacca, di passare da destra a sinistra o viceversa, e se sono incandidabili perché pregiudicati, i partiti gli riservano comunque un posto in lista per una loro “testa di legno”, un loro uomo, uno schiavo senza dignità che farà come se fosse Lui, tutto quello che dice Lui. Noi naturalmente invitiamo la magistrature a vigilare attentamente sulla formazione delle liste in Calabria e soprattutto sui rapporti tra ‘ndrangheta e politica che si stanno sviluppando in queste settimane preparatorie e che poi troveranno attuazione in campagna elettorale ed esecuzione dopo le elezioni. Non dimentichiamo che la nostra è la regione dove i consiglieri regionali non inquisiti sono delle mosche bianche, dove si ammazzano i politici che disturbano la ‘ndrangheta, dove si comprano i voti a tanto al chilo, dove i consiglieri regionali prendono più soldi di tutti quelli delle altre regioni e si fanno regali preziosi a Natale con i soldi dei cittadini, dei cittadini più poveri d’Europa. Ed i cittadini? I calabresi? I calabresi non sono meglio dei loro politici, dobbiamo ammettere che siamo lontani da uno standard minimo di consapevolezza democratica. I cittadini calabresi sono convinti che la politica è una cosa sporca, che bisogna sfruttarla per quanto si può, per un lavoro precario, per un affare truccato, e che lontanamente credono alle parole di chicchessia se è un politico, credono di più al mafioso, all’uomo di panza. Purtroppo è questa la realtà in cui il Vivaio opera, in assoluta solitudine, dentro un partito che ancora osanna i Bova ed i Loiero, che aspetta cosa farà Sculco, un partito che non decide , se non in segrete stanze, e dobbiamo ringraziare Sulla che ogni tanto ci degna di qualche minuto per parlare di politica. Ma gli altri partiti sono messi addirittura peggio e veramente si dubita fortemente che esistano davvero.

Ed allora cosa ci fa il Vivaio in questo posto?! A cosa servono le riunioni di ogni Venerdì in cui si discute di come organizzare seminari di “partecipazione democratica”, di “creativi culturali”, sulla costruzione di “leadership e cambiamento”, sulla costruzione di convegni sulla “Green Economy calabrese”, su come distribuire questionari conoscitivi a tutti gli iscritti al partito, per conoscere, sapere e basare su questo la politica democratica. A cosa serve se poi la realtà del partito che conta è lontana anni luce da queste discussioni, dall’impegno dei compagni del Vivaio. Serve innanzitutto a chi vi partecipa, cioè a noi, alla nostra dignità, serve a dare credibilità alla politica in un luogo disperato come la Calabria, serve a convincere il partito più forte e di cui condividiamo i valori statutari, il PD, che è possibile un’altra via per la politica, serve come esempio e testimonianza. L’esperienza del Vivaio a Crotone resterà nella storia della politica locale democratica, come un urlo poetico, come una finestra sulle possibilità. Fino a quando ce lo consentiranno noi ci riuniremo, ogni Venerdì sera, nella sede del PD e da lì partoriremo il nuovo della politica crotonese, senza mafia, senza imbrogli, senza intrighi e giochi di potere, senza “robba”, partendo dalla cultura, dalla voglia di migliorarsi e d’imparare, pronti ad accogliere ogni nuovo venuto come un compagno, un fratello, di lotta e di studio, per fare lo stesso cammino sulla strada che ci porta fuori dalla palude dove è impantanata la politica oggi .

Francesco Zurlo – Segretario del Vivaio 09/01/2010

sabato 9 gennaio 2010

NEL PD DI CROTONE ANCORA ASSENTE IL DIBATTITO DEMOCRATICO PER DECIDERE PROGRAMMI E CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI.



Purtroppo dobbiamo registrare che ancora il Partito Democratico a Crotone, non rende onore al suo stesso nome, infatti manca poco alle elezioni regionali e pochissimo alla definizione di liste e programmi ed il dibattito e la discussione pubblica nel PD di Crotone è totalmente assente.
Non sappiamo in che modo i rappresentanti del nostro territorio entreranno in lista, per quali meriti e per quali ragioni. Gli organismi eletti della città di Crotone, a cominciare dal Segretario cittadino, sono totalmente assenti ormai da tempo da qualsiasi attività politica. Molti dei leader che fino ad ieri hanno rappresentato il PD in città ed in provincia, da Enzo Sculco a Sergio Iritale, non si sa nemmeno se fanno ancora parte del partito.
La vicenda del capogruppo al Comune, gestita male e senza mai accennare alla linea politica proposta, ha avuto come risultato lo sconcerto di tanti militanti e l’abbandono, speriamo temporaneo, del partito di Alfonso Russo, presidente della commissione attività produttive.
Il circolo il Vivaio, proprio in quanto circolo di formazione politica, non può restare muto di fronte a questa sordità per le procedure democratiche e richiede immediatamente un’assemblea pubblica, aperta a tutti gli iscritti, su elezioni regionali, nomi e programmi proposti. Senza una pubblica discussione nessun candidato o programma  potrà avere legittimità e l’ombra del sospetto aleggerà sulle scelte, da chi, perché, come, effettuate. Per fare un vero partito democratico non basta il nome, ci vogliono i fatti, e quelli ancora ad oggi non ci sono.

Francesco Zurlo – Segretario del Vivaio 09/01/2010